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SUA MAESTA’ IL TARTUFO NERO

Nel giro di poco tempo il tartufo nero dei Monti Lepini è diventato uno dei prodotti principe di Carpineto.

Grazie anche al fatto che da alcuni anni l’amministrazione comunale gli dedica una sagra.

Organizzata dal comune in collaborazione con l’Associazione tartufai dei Monti Lepini, con il Patrocinio della XVIII Comunità Montana e dell’Associazione nazionale “Città del Tartufo”, la manifestazione ha lo scopo di “promuovere  e valorizzare le caratteristiche del paesaggio, le tradizioni  rurali e della biodiversità  nell’area, dal grande valore naturalistico, dei Monti Lepini”.

Oltre al nero pregiato (Tuber Melonosporum), sui Lepini si trova anche lo scorzone (Tuber Aestivuam Vittad).

Quest’ultimo si raccoglie d’estate ed è meno pregiato del primo. Il nero pregiato, invece, matura d’inverno ed è in questo periodo che raggiunge il suo massimo fulgore gustativo ed olfattivo. Dicono che sia uno dei tartufi più profumati d’Europa.

Ne è convinto persino Domenico Bigioni, presidente della Get (Federazione europea tartufai), che del settore è uno dei massimi esperti, oltre ad essere fra i più entusiasti cultori.

I ristoratori lepini ci hanno messo poco ad imparare ad utilizzarlo in cucina amalgamandolo con i piatti più vari.

A Carpineto un ristorante è stato addirittura chiamato Il Tartufo (Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto – tel. 06 9798697) in omaggio, appunto, a questo prelibato tubero.

Ed è ovvio che quasi tutti i suoi piatti lo abbiano come ingrediente base. Anche i menù di tutti altri ristoranti del paese natale di papa Leone XIII (La Sbirra, via Verdesca, 24 – tel. 06 9798635, Il Faggio, via Rerum Novarum – tel. 06 97189031- 9717269, I Quattro Fratelli, via Carpinetana – tel. 06 97189229 – 9717109 e La Stradanova, via Giacomo Matteotti, 6 – tel. 06 9719083) sono stati arricchiti con piatti a base di tartufo.

il tartufo nero dei monti lepini

photo credits : http://www.flickr.com/photos/gepiblu/2043782987/

LA STORIA

UN PRODOTTO VALORIZZATO NEGLI ULTIMI ANNI

Da sempre i Monti Lepini sono stati una terra fertilissima di tartufi.

Anche se soltanto negli ultimi anni si è incominciato a raccoglierli e valorizzarli.

Lo sapevano bene i cercatori dell’Umbria, tanto che negli anni ’70 saccheggiarono letteralmente i boschi del comprensorio spacciandoli come tartufi di Norcia.

Le popolazioni lepine, invece, ci hanno messo trent’anni per capire il loro valore e soltanto negli ultimi quattro cinque anni hanno incominciato a raccoglierli e commercializzarli.

Il tartufo lepino non ha proprio un bell’aspetto: troppo irregolare, superficie rugosa e colore nero intenso.

“Ma sotto la rude e non accattivante scorsa – scrive Giacomo Benedetti, cultore della storia e delle tradizioni culinarie dei Monti Lepini – cela prelibatezze sorprendenti. Allorché viene “manipolato” da mani esperte e viene accompagnato da essenziali e semplicissimi ingredienti, sprigiona degli effluvi che, in una sorta di crescendo rossiniano, si armonizzano in una sinfonia dei sensi: l’olfatto eccita il gusto, con quel che ne segue.

Insomma, l’effetto afrodisiaco è certo”.

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