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Orientarsi allo scaffale : come scegliamo il vino?

Sempre più spesso, amici e conoscenti mi chiedono come orientare la scelta di un vino sullo scaffale.

La risposta non è  affatto banale, anche perché spesso si viene condizionati dall’eleganza della bottiglia o dalla specificità dell’etichetta.

Occorre anzitutto fare un distinguo tra cliente comune e cliente esperto.

Ho partecipato un paio di anni fà ad un panel di consumatori  per uno studio condotto da una rivista specializzata del settore, volto ad analizzare quali fossero i parametri di scelta di una bottiglia e i comportamenti dei consumatori esperti e non.

Tra i vari dibattiti che si tenevano nel gruppo di lavoro, uno tra tutti mi è rimasto impresso, ovvero quanto l’etichetta riesca a condizionare, nel bene e nel male un consumatore mediamente o poco esperto.

Chi non conosce le cantine e la loro reputazione o il loro modo di lavorare, usa due parametri per la scelta : l’etichetta più o meno ammiccante e il prezzo del vino come indicatore.

In questo contesto l’enoteca e il sommelier al ristorante, assumono un ruolo fondamentale per supportare il consumatore nella scelta, ma soprattutto nell’abbinamento al cibo.

L’enoteca infatti dovrebbe assolvere un ruolo essenziale in questo, distinguendosi anche a partità di prodotti, dalla grande distribuzione, dove il cliente è lasciato in balia dello scaffale.

In generale, gli utenti esperti concordavano sul fatto che le etichette non fossero esaustive nella descrizione del prodotto, lasciando addirittura un “poetico” dubbio sul contenuto della bottiglia.

In particolare si lamentava che spesso non viene chiaramente esplicitato il o i vitigni con cui è prodotto il vino, altri disquisivano circa l’assenza di indicazioni sulla tipologia di lavorazione (es. barrique o no). Proviamo un po’ a dipanare la nebbia, sia per gli esperti che per i meno esperti.

Cominciamo col dire che il prezzo non è un grande indicatore di qualità, ma dovrebbe, in generale, offrire qualche ipotesi sul ciclo di produzione del vino stesso.

Di solito, i vini più costosi, sono quelli che implicano per il produttore una maggiore immobilizzazione di capitale. In particolare, tanto piu’ il ciclo di produzione del vino è lungo e tanto più alto sarà il costo della bottiglia. Questo tuttavia ci dice che magari il prodotto è rimasto in cantina per qualche anno per invecchiarsi opportunamente, o ha subito un processo di lavorazione articolato con affinamenti vari, ma tutto cio’ non ci garantisce sulla qualità dello stesso.

Altro elemento di orientamento sono le guide. I grappoli, i bicchieri, le medaglie, sono tutte onorificenze concesse a cantine e vini. Certamente le guide orientano sui nomi spesso più blasonati e inducono decisamente all’acquisto i consumatori.

Ma possiamo veramente fidarci delle guide? In generale, sono a mio avviso, un buon punto di partenza per sviluppare tuttavia nel tempo un proprio gusto e una propria esperienza personale.

Spesso mi sono trovato a bere dei vini discreti rappresentati nelle guide come prodotti di eccezionale valore, viceversa (ed è la maggiorparte dei casi) ho riscontrato vini recensiti in maniera anche abbastanza discreta che invece rivelavano eccellenza. Tutto questo per dire, che le guide sono un ausilio, un parere di un terzo, e come tali non vanno prese come oro, anzi vino colato.  Da qualche anno ho smesso di acquistarle, avendo sviluppato un mio bagaglio personale che mi orienta nella scelta.

Le riviste… anche qui potremmo fare un discorso analogo a quello delle guide.

Ci supportano nella scelta e sempre più ci orientano positivamente nella valutazione dei prodotti con un rapporto qualità/prezzo e ci illustrano novità e notizie del mondo enogastronomico.

Molte sono ben fatte e ce ne sono per tutti i livelli di conoscenza, esperti o meno che siate.

Vi invito solo ad osservare che se magari, il vino o la cantina di cui state leggendo una positiva recensione, ha 10 pagine di pubblicità acquistate sulla rivista… beh, traete le vostre conclusioni.

Le DOC (Denominazioni di origine controllata) e le DOCG (…e garantite) sono indicatori di qualità?

Per la legislazione italiana le DOC e le DOCG sono delle regolamentazioni specifiche, sul territorio cui si riferiscono, del ciclo di produzione del vino.

Un vino DOC o DOCG viene prodotto sulla base di una rigida regolamentazione che prende il nome di disciplinare.

E’ indice di qualità? In generale non lo è poiché il disciplinare regola l’area, i vitigni, l’invecchiamento… insomma la produzione, non entra nel merito della qualità.

Possiamo dire pertanto che questa indicazione rappresenta un ulteriore parametro conoscitivo di quanto ci accingiamo ad acquistare perché sono noti i vitigni che compongono le doc e le docg e gli invecchiamenti.

Rammento, per quanti non sono sommeliers  che l’indicazione Superiore indica un’aumentata gradazione alcolica rispetto al prodotti di base e Riserva indica un invecchiamento ulteriore.

Gli utenti piu’ esperti invece, sono tipicamente indotti all’acquisto sulla base della propria esperienza personale, dalla conoscenza della cantina (che spesso è indice di un livello qualitativo che ci si puo’ aspettare), dall’enologo, dal vitigno, dalla regionalità e dalla curiosità di sperimentare.

Personalmente, quando vado in enoteca scelgo in base all’abbinamento del cibo. Guida il vitigno e la regionalità, poi segue la cantina.

Conoscendo le macro caratteristiche dei vitigni è possibile gestire il migliore abbinamento con i vostri piatti e rendere la cena o il pranzo un’esperienza irripetibile.

La regionalità inoltre è altresì importante.

Se desidero un Riesling difficilmente guarderò alla Puglia, alla Sicilia o altra località “calda” stesso dicasi per un Traminer o un Pinot Nero.

Sulla base del vitigno e la regionalità si valuta eventualmente l’annata, anche se bisogna fare attenzione a come l’enoteca conserva le bottiglie.

Altro parametro di scelta è l’affinamento. Un vino passato in legno ha delle caratteristiche che vanno tenute in seria considerazione nell’abbinamento ed è sicuramente un parametro fondamentale di valutazione all’acquisto (per questo nel panel che citavo sopra parecchi utenti esperti si lamentavano dell’assenza di questa indicazione in etichetta).

Se ho voglia di sperimentare vado su cantine poco note e comunque mi lascio consigliare anche dall’enoteca di fiducia.

Se voglio andare sul sicuro, scelgo la cantina di cui ho fiducia o se conosco l’enologo anche sulla base della sua competenza.

Così nel tempo si raffina un “gusto di acquisto”, come mi piace chiamarlo, ovvero una modalità quasi spontanea di selezione del prodotto.

Sperimentare è tuttavia una modalità di acquisto che consiglio di praticare per far crescere il proprio “gusto di acquisto” e che personalmente mi diverte molto.

Accostare uno stesso vitigno prodotto agli antipodi della nostra Nazione è sicuramente molto formativo, anche se a volte puo’ dare qualche spiacevole sorpresa che dovete mettere in conto.

Infine se posso permettermi di dare un consiglio, suggerirei di iniziare il viaggio all’interno del nostro territorio, perché meglio conosciamo le specificità regionali, il clima, magari anche il terroir, lasciando a quando sarete più esperti e consapevoli i contesti internazionali e soprattutto: trovatevi un’enoteca di fiducia!

L’enoteca vi aiuta in maniera determinante nella scelta, sà indicarvi il miglior abbinamento al vostro piatto, sà raccomandarvi le cantine interessanti o i prodotti più idonei anche al vostro modo di bere.

Provatene svariate, finchè non troverete le persone (che fanno la differenza) disposte ad ascoltarvi e a darvi i giusti consigli per la sola passione del buon bere.

Il bravo sommelier sà costruire una proposta o un suggerimento per il vostro gusto, come farebbe un sarto nel confezionarvi un abito su misura o meglio ancora un architetto nel disegnarvi la casa.

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