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Tutti i sapori della Palude nel nuovo libro di Roberto Campagna

E’ un libro da leggere per poi consultare. Perché contiene una sessantina di ricette tradizionali del territorio e a ogni piatto è stato abbinato un vino locale.

Non solo, ma per ogni prodotto censito è stato riportato l’indirizzo del luogo o dell’azienda dove poterlo acquistare.

Pubblicato dalla Gangemi editore di Roma, del sociologo e giornalista Roberto Campagna, è un viaggio tra i prodotti agricoli d’eccellenza dell’Agro Pontino, come il Kiwi Latina, il Carciofo romanesco di Sezze e il Sedano bianco di Sperlonga, tre bontà che si fregiano del marchio comunitario Igp (Identificazione geografia protetta), e altre specialità, come le olive di Gaeta per le quali da tempo sono state avviate le procedure per ottenere la tutela comunitaria.

È un percorso che passa per le zucchine del Triangolo d’oro, il comprensorio agricolo di Sabaudia, San Felice e Terracina, che avrebbero tutte le carte in regola per centrare questo obiettivo.

È un tour per far conoscere prodotti, come le arance di Fondi, le ciliegie di Maenza, i broccoletti di Sezze e Priverno, le lenticchie di Ventotene, le cicerchie di Campodimele, l’uva Moscato di Terracina, i cocomeri nostrani, il pomodoro Spagnoletta di Gaeta, l’uva fragola di Roccagorga, i fichi di Pisterzo, le castagne di Norma, le fragole Favetta di Terracina e la cicoria di Catalogna frastagliata di Gaeta, che avrebbero bisogno di una maggiore attenzione.

Si tratta di prodotti dal… Sapore della Palude. Sì, la loro bontà si deve in gran parte ai terreni dell’Agro Pontino bonificati un’ottantina d’anni fa. In tutto sono diciotto e vengono descritti con dovizia di particolari golosi.

E tante curiosità. Ma anche con un profilo storico-economico. «Tutto ciò – scrive l’autore – per dire che se in passato l’agricoltura ha permesso la modernizzazione delle nostre comunità, ora i prodotti ortofrutticoli e il loro uso, vecchio e nuovo, in cucina possono guidare la riscossa nell’era della globalizzazione.

Siamo un popolo di zappaterra.

E di bovari. È inutile – continua l’autore – che ci giriamo intorno: è così. Continuare a negarlo ci danneggia sia culturalmente sia economicamente.

Il perché è semplice: a livello culturale intacca fortemente la nostra storia e non ci permette di rafforzare l’identità, due presupposti fondamentali per vincere qualsiasi sfida.

Mentre sul piano economico ci fa perdere la scommessa della crescita. Mi spiego, poiché questo aspetto è un po’ complicato. Partiamo da un fatto ormai assodato: è strutturale la crisi che ha colpito il settore industriale della provincia di Latina.

Strutturale e irreversibile. In pratica, stiamo pagando gli errori del passato: abbiamo scelto la fabbrica e abbandonato i campi andando contro la vocazione del territorio.

Convinti che questa fosse la strada giusta per garantire uno sviluppo serio e duraturo. Fin qui niente di male: sbagliare è umano. È perseverare che è diabolico. E noi abbiano insistito su questo terreno anche quando era palese che avremmo perso.

Abbiamo insistito per non tornare a fare i contadini. Senza capire che una delle nostre ricchezze, una delle vere risorse della provincia è l’agricoltura. Ma c’è chi ancora è perplesso.

Ecco, questo libro – conclude Campagna – è un aiuto per sgomberare i dubbi e contribuire ad aprire nuovi scenari».

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