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la storia delle botti

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La storia delle botti in legno per il vino

La storia delle botti da vino

ho riletto qualche giorno fa un articolo di Maurizio Gily e vorrei provare a ricordare con voi le parti più importanti

il suo scritto aveva come base la storia delle botti e perché il vino ne fà un grande uso.
se torniamo indietro nel tempo possiamo dire che nell’antichità il vino veniva fatto in vasche di pietra e orci di terracotta, e trasportato in anfore.

Il trasporto per mare delle anfore, adagiate nelle stive su un letto di sabbia, non creava grossi problemi.

Ben diverso il discorso se si doveva trasportare via terra: le strade erano sconnesse e le anfore pesanti e fragili.

La botte di legno fu un’invenzione dei Celti, che disponevano di grandi foreste ed erano provetti maestri d’ascia.
La storia delle botti da vino
La botte nacque quindi come recipiente da trasporto, di piccola e media dimensione.

Successivamente si costruirono botti sempre più grandi, anche grazie all’adozione della cerchiatura in ferro, destinate a rimanere fisse nelle cantine come recipienti per la vinificazione (in questo caso era spesso preferito il tino tronco-conico) e alla conservazione.

Le botti più grandi furono costruite in Germania nel diciottesimo secolo. Una botte gigantesca, con una piccola pista da ballo sopra, si può ammirare tuttora nella città di Heidelberg.

In Europa la botte di legno divenne ben presto il recipiente vinario per eccellenza, fino a che, nei primi decenni del Novecento, non fu soppiantato dal cemento, e poi, negli anni Settanta e Ottanta, dall’acciaio inossidabile, per citare i materiali più diffusi.

Nella prima fase della sua storia la botte di legno era considerata semplicemente un contenitore, sufficientemente sano ed affidabile, ma senza particolare importanza per la qualità del vino, e si utilizzavano diversi tipi di legno.

Solo nel diciannovesimo secolo si cominciò ad attribuire al legno, in particolare al rovere, un diversa funzione, in quanto ci si accorse che il vino conservato nel legno era diverso da quello tenuto, ad esempio, nel vetro, e quello delle botti grandi era diverso da quello delle botti piccole.

La classica barriques da 225 litri nacque, anch’essa, come recipiente da trasporto: i negozianti di Bordeaux caricavano le barriques piene di vino sulle stive delle navi lungo il Quai des Chartrons, e le spedivano in Inghilterra. La barrique è quindi l’erede diretta delle botti da trasporto dei Galli.

I bottai bordolesi le fabbricavano con le tavole di rovere che i montanari trasportavano a valle in perigliosi viaggi lungo i fiumi che dal Massiccio centrale scendono all’Atlantico: il Lot, la Garonne, la Dordogne.

Oggi la barrique è il tipo di botte più diffuso al mondo, mentre la botte grande è rimasta una tradizione italiana, tuttora molto seguita e in alcuni casi in ripresa dopo un periodo di oblio. Oggi non si usano più le botti enormi del passato (da 100 e anche 150 ettolitri), le dimensioni più usate sono dai 20 ai 50 ettolitri.

In ogni caso in Italia è molto diffuso anche l’uso della barrique.
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